{"id":963,"date":"2026-10-05T10:08:32","date_gmt":"2026-10-05T08:08:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/weimar-20-la-domenica-in-cui-la-germania\/"},"modified":"2026-10-20T12:46:00","modified_gmt":"2026-10-20T10:46:00","slug":"weimar-20-la-domenica-in-cui-la-germania","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/weimar-20-la-domenica-in-cui-la-germania\/","title":{"rendered":"Weimar 2.0. La domenica in cui la Germania rischia grosso"},"content":{"rendered":"\n

Il 6 settembre la Sassonia-Anhalt potrebbe dare alla Germania il primo governatore di estrema destra dal dopoguerra. <\/em><\/p>\n\n\n\n

Oggi il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha tenuto davanti alla stampa di Berlino la tradizionale conferenza prima della pausa estiva. Quando torner\u00e0 pienamente al lavoro dopo le ferie, potrebbe avere di fronte un problema che nessun suo predecessore ha mai dovuto affrontare. Domenica 6 settembre 2026 si tengono infatti le elezioni regionali nel Land Sassonia-Anhalt, e tutti i sondaggi danno la AfD in testa, e di gran lunga: l’ultima rilevazione dell’istituto INSA la piazza al 41 per cento, con la CDU staccata di diciotto punti. Il governatore in carica, il cristiano-democratico Sven Schulze, subentrato lo scorso gennaio a Reiner Haseloff dopo quindici anni di governo, insegue. Davanti a tutti corre invece Ulrich Siegmund, il capogruppo regionale della Alternative f\u00fcr Deutschland, che non nasconde l’obiettivo: la maggioranza assoluta.<\/p>\n\n\n\n

\"Weimar
Immagine generata con IA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n

Se la AfD dovesse effettivamente riuscire a conquistare un Land, le conseguenze non sarebbero solo locali. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, un partito di estrema destra eleggerebbe un governatore. E non un’estrema destra per modo di dire: la sezione della Sassonia-Anhalt \u00e8 classificata fin dal novembre 2023 dai servizi interni del Land come \u00abestremismo di destra accertato\u00bb. Nella motivazione si legge che il suo programma \u00e8 permeato dall’\u00abideologia razzista dell’etnopluralismo\u00bb. A livello federale l’intero partito aveva ricevuto lo stesso bollino nel maggio 2025 dal Bundesamt f\u00fcr Verfassungsschutz, il servizio di intelligence interna; il tribunale amministrativo di Colonia ha congelato quella classificazione lo scorso febbraio, in attesa della sentenza di merito, e cos\u00ec oggi la AfD nazionale resta ufficialmente un \u00abcaso sospetto\u00bb. Sospetto o accertato che sia, a Magdeburgo l’originale \u00e8 in vetrina.<\/p>\n\n\n\n

Perch\u00e9 stavolta non serve nemmeno lo sforzo di immaginare che cosa farebbe la AfD al potere: lo ha messo per iscritto. Non un programma elettorale, un Wahlprogramm, bens\u00ec – con notevole understatement – un “Regierungsprogramm”<\/a>, un programma di governo: centocinquanta pagine, il doppio di un normale programma regionale, uscite dalla penna di un solo uomo, il deputato Hans-Thomas Tillschneider, e approvate dal congresso regionale in aprile. Gi\u00e0 la premessa d\u00e0 il tono: si cita Brecht, quello del governo che, deluso dal popolo, farebbe meglio a scioglierlo, per concludere che \u00abse non ci saremo pi\u00f9 noi, la democrazia \u00e8 morta\u00bb. La democrazia, cio\u00e8, coincide con la AfD.<\/p>\n\n\n\n

Una volta giunto al potere, il partito annuncia come primo atto di governo la disdetta dei Rundfunkstaatsvertr\u00e4ge, i trattati interstatali che reggono la televisione pubblica tedesca: fuori dal sistema MDR, l’emittente pubblica della Germania centrale, e avanti verso un “Grundfunk” di ispirazione dichiaratamente finlandese che dovrebbe costare un decimo dell’attuale canone. Stessa sorte, dall’oggi al domani, per i contributi statali alle chiese, che pure reggono in Sassonia-Anhalt ospedali e servizi sociali. Poi c’\u00e8 il capitolo pi\u00f9 corposo, quello che d\u00e0 al documento la sua vera cifra: “Einwanderung und Remigration”, quarantatr\u00e9 misure che vanno dall’\u00aboffensiva delle espulsioni\u00bb con tanto di Task Force dedicata, all’abolizione del diritto d’asilo garantito dalla Costituzione, fino ai “Remigrationslotsen”, i “piloti della remigrazione” che dovrebbero sostituire gli attuali tutor per l’integrazione. Il programma rifiuta perfino i lavoratori qualificati, se “kulturfremd”, culturalmente estranei: meglio l’intelligenza artificiale che l’infermiera filippina. L’Islam \u00e8 liquidato come \u00abreligione culturalmente estranea\u00bb il cui influsso va \u00ablimitato\u00bb. E siccome i tedeschi che emigrano vanno rimpiazzati con altri tedeschi, ecco la “Geburtenwende”, la svolta delle nascite: politiche nataliste per famiglie padre-madre-figli, con annesso corso di laurea.<\/p>\n\n\n\n

Il capitolo culturale merita una menzione a parte, perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che cade la maschera. La Vergangenheitsbew\u00e4ltigung, il fare i conti col passato che del dopoguerra tedesco \u00e8 stato il fondamento morale, viene definita testualmente \u00abla perpetuazione di una nevrosi\u00bb: la storia andrebbe raccontata \u00ablibera da autolesionismo e sensi di colpa\u00bb. Il Bauhaus, la scuola di Dessau che \u00e8 il contributo pi\u00f9 celebre della regione alla civilt\u00e0 del Novecento, viene degradato perch\u00e9 – cito ancora – \u00absi \u00e8 sempre sforzato di evitare ogni segno di radicamento nazionale\u00bb: che \u00e8, parola pi\u00f9 parola meno, l’argomento con cui i nazisti lo bollavano come bolscevismo culturale. Al suo posto, come simbolo identitario, il programma propone i Merseburger Zauberspr\u00fcche, incantesimi pagani dell’alto medioevo. E ancora: un delegato regionale per il restauro dei monumenti ai caduti, che dovr\u00e0 operare \u00absenza meschine valutazioni politiche\u00bb. Chi conosce il repertorio sa che cosa significa, quando i caduti da onorare includono la Wehrmacht. Il programma prevede inoltre l’amnistia per le violazioni delle norme anti-Covid e, naturalmente, la riforma dei servizi segreti regionali: \u00abun Verfassungsschutz che protegga la Costituzione\u00bb, scrive il sorvegliato speciale che si appresta a diventare il datore di lavoro dei propri sorveglianti.<\/p>\n\n\n\n

Chi ha orecchie per la storia tedesca riconosce la melodia. Si chiama ideologia v\u00f6lkisch: il nazionalismo etnico-razziale fiorito in Germania a fine Ottocento, che definiva il popolo – il Volk – non come la comunit\u00e0 dei cittadini ma come una comunit\u00e0 di sangue, discendenza e suolo, da tenere “pura” espellendo l’estraneo. Fu l’humus ideologico da cui germogli\u00f2 il nazionalsocialismo. La “remigrazione” oggi predicata dalla AfD ne \u00e8 la riedizione aggiornata: il concetto arriva dal francese Renaud Camus, quello della “grande sostituzione”, \u00e8 stato importato in Germania dagli ideologi della Nuova Destra e discusso in quel convegno segreto di Potsdam del novembre 2023 – presente anche Siegmund – in cui si pianificava l’espulsione di milioni di persone, cittadini tedeschi inclusi. Se il popolo \u00e8 un’etnia, il tedesco nero o musulmano non \u00e8 un tedesco: ed \u00e8 esattamente questa concezione \u00abetnico-genealogica del popolo\u00bb, incompatibile con la Costituzione, che i servizi interni contestano al partito. Deportazioni, chiamate remigrazioni: l’eufemismo \u00e8 la sola concessione alla modernit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n

Come se ci\u00f2 non bastasse, in Germania il pubblico ministero \u00e8 una carica che dipende dalla politica: il codice di ordinamento giudiziario assegna ai ministri della giustizia, federale e regionali, un potere di direttiva sulle procure, tanto che nel 2019 la Corte di giustizia europea ha stabilito che i procuratori tedeschi non offrono garanzie sufficienti di indipendenza dall’esecutivo nemmeno per emettere un mandato d’arresto europeo. \u00c8 la caratteristica che Berlusconi sognava di introdurre in Italia, ai tempi in cui i quotidiani tedeschi si scagliavano contro le sue leggi ad personam senza mai soffermarsi sul dettaglio che a casa loro il pubblico ministero obbedisce al ministro da sempre. Ed \u00e8 l’approdo che i critici della recente riforma della giustizia del governo Meloni paventavano come punto di arrivo della separazione delle carriere, riforma poi bocciata dagli italiani nel referendum del marzo scorso. Va detto: il testo respinto manteneva comunque i magistrati requirenti sotto un organo di autogoverno indipendente. In Germania quel dibattito non serve: la dipendenza \u00e8 gi\u00e0 legge. Conseguenza di questo ordinamento, e della struttura fortemente federalista dello Stato, \u00e8 che un partito eversivo giunto al governo di un Land avr\u00e0 facolt\u00e0 di indirizzare la magistratura inquirente e i servizi segreti regionali.<\/p>\n\n\n\n

Lo confesso: per me non \u00e8 un tema come un altro. A Monaco ho vissuto quasi un quarto di secolo, e dopo ventisette anni di ammirazione per la seriet\u00e0 del Paese che mi ha ospitato per tanti anni, mi ritrovo a scrivere ad amici e colleghi quello che mai avrei creduto di scrivere: pensavo che i tedeschi, a differenza di noi italiani, avessero fatto i conti col proprio passato, e scopro invece un Paese che scivola nell’estremismo pi\u00f9 cupo, dove dietro la faccia sorridente dei bevitori di birra dell’Oktoberfest covano risentimenti e progetti che fanno rabbrividire. I germi di fanatismo presenti nella popolazione tedesca, alimentati da un crollo economico sistemico, rischiano di produrre un incendio; e a farne le spese per primi saranno le parti deboli della societ\u00e0, gli stranieri, che da sempre contribuiscono col loro lavoro al benessere tedesco e sui quali si gettano sospetti generalizzati. C’\u00e8 chi mi invita a distinguere tra chi vota AfD per i contenuti e chi lo farebbe solo \u00abper dare una scossa al sistema\u00bb: \u00e8 il solito ragionamento che ha portato Hitler al potere. Perch\u00e9 questo \u00e8 un partito nato come partito dei professori e radicalizzatosi anno dopo anno, che manda per posta finti “biglietti di rientro” agli stranieri e che discute di remigrazione in una villa a due passi dal Wannsee, scimmiottando la conferenza che, proprio su quel lago, coordin\u00f2 lo sterminio degli ebrei d’Europa. Questi stanno scientificamente cercando di far paura: \u00e8 un piano calcolato, preciso e dichiarato. E cosa succeder\u00e0 quando il pasciuto operaio della Volkswagen si accorger\u00e0 che il suo mondo-azienda sta rischiando di fallire? Le prime avvisaglie ci sono tutte. \u00c8 notizia recente che il gruppo Volkswagen taglier\u00e0 fino a 100.000 posti nel mondo entro il 2030.<\/p>\n\n\n\n

Fin qui le conseguenze pi\u00f9 evidenti di un cambio di governo verso l’estrema destra. Ma l’onda d’urto di un simile stravolgimento arriverebbe dritta a Berlino, dove da poco pi\u00f9 di un anno governa una coalizione di conservatori e socialdemocratici che di buono sembra avere soprattutto il fatto di non essere (ancora) cos\u00ec impopolare come la precedente coalizione a tre guidata da Olaf Scholz, un cancelliere con l’appeal di un cubo di plexiglas.<\/p>\n\n\n\n

Un governatore AfD significherebbe il crollo, o quantomeno il forte indebolimento, della Brandmauer, il “muro tagliafuoco” eretto dai partiti democratici contro ogni collaborazione con gli estremisti. Se la AfD andasse al governo con le sole proprie forze, ci sarebbe da misurare la portata di un voto cos\u00ec massiccio verso un partito che predica deportazioni chiamandole remigrazioni e che da anni si diverte a provocare scientificamente l’opinione pubblica, strizzando l’occhio a chi nel nazismo non vede solo il male. Se ci andasse puntellata dalla CDU, le conseguenze sarebbero ancora pi\u00f9 profonde: potrebbero spaccare, fino alla scissione, il partito che ha dato alla Germania sei cancellieri su dieci, da Adenauer a Merz. E se ci andasse con l’aiuto del B\u00fcndnis Sahra Wagenknecht, la formazione di sinistra nazionale fondata dall’omonima fuoriuscita della Linke, donna tanto intelligente quanto putiniana, avremmo due forze antisistema a esprimere un governatore. Non \u00e8 fantapolitica: il BSW, dato in Sassonia-Anhalt proprio sulla soglia del cinque per cento, a giugno ha scritto una lettera ai vertici della AfD proponendo la fine della Brandmauer e perfino un duello pubblico Wagenknecht-Weidel prima del voto.<\/p>\n\n\n\n

C’\u00e8, in tutto questo, un dettaglio di colore all’insegna del “tutto il mondo \u00e8 paese”: il partito che tuona contro le caste si \u00e8 appena scoperto essere una piccola azienda familiare. Le cronache tedesche raccontano di una “Pokerrunde”, un circolo ristretto che governerebbe il partito regionale, e di un sistema di assunzioni incrociate di parenti negli uffici parlamentari: il padre del candidato governatore Siegmund risulta impiegato presso un deputato di partito al Bundestag per circa 7.700 euro al mese. Vetternwirtschaft, nepotismo: gli scandali che la AfD non perdonerebbe mai agli altri. Ai suoi elettori, finora, non hanno fatto n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo. Ma d’altronde se i nostalgici della societ\u00e0 tedesca tradizionale, formata da un padre e una madre bianchi e tedeschi, sono disposti ad accettare una leader, Alice Weidel, lesbica sposata con una donna originaria dello Sri Lanka, evidentemente non si perdono in sottigliezze, quando il fine ultimo \u00e8 quello di rivoltare l’assetto istituzionale della Repubblica Federale Tedesca.<\/p>\n\n\n\n

Se tuttavia anche accadesse quello che ormai sembra impensabile e la AfD restasse fuori dal governo, le fondamenta della politica tedesca appaiono sempre pi\u00f9 instabili. Una nazione che ha fatto della noiosa e prevedibile tranquillit\u00e0 governativa la formula del proprio successo sta sperimentando quella frammentazione dell’arco elettorale che noi italiani conosciamo da decenni. E dal punto di vista economico i pilastri che hanno reso la Germania una potenza dominante negli ultimi trent’anni sono crollati o pericolanti: il gas a buon mercato di Putin, l’esportazione a senso unico di auto di lusso in Cina e in America, la sicurezza delegata agli Stati Uniti. Nulla di tutto questo, nel 2026, esiste pi\u00f9. Quello che rimane \u00e8 una Germania indebolita, profondamente insicura e decisa a cercare nel riarmo una via d’uscita dalla crisi dell’automobile.<\/p>\n\n\n\n

Il resto lo dir\u00e0 la domenica del 6 settembre. Per una volta, in Germania, una domenica per niente noiosa.<\/p>\n\n\n\n


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Pubblicato il 15 luglio 2026 su Scritti<\/a>, il mio blog su Substack. Per ricevere i nuovi testi via email, iscriviti qui<\/a>. Gli altri articoli sono nell’archivio<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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