{"id":942,"date":"2026-10-05T10:06:57","date_gmt":"2026-10-05T08:06:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/kavinsky-e-la-testarossa-volante\/"},"modified":"2026-10-20T13:38:30","modified_gmt":"2026-10-20T11:38:30","slug":"kavinsky-e-la-testarossa-volante","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/kavinsky-e-la-testarossa-volante\/","title":{"rendered":"Kavinsky e la Testarossa volante"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La synthwave, l\u2019italo disco e l\u2019Italia come proiezione dei sogni di tutto il mondo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel rullo giornaliero di notizie che scorrono sui social, all\u2019inizio non ho dato troppa importanza alla morte di Kavinsky.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1240\" height=\"826\" src=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-1-3.jpeg\" alt=\"Kavinsky e la Testarossa volante\" class=\"wp-image-1127\" srcset=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-1-3.jpeg 1240w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-1-3-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-1-3-1024x682.jpeg 1024w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-1-3-768x512.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 1240px) 100vw, 1240px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Immagine generata con IA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto \u00e8 cambiato quando ho collegato la cosa all\u2019autore di <em>Nightcall<\/em>, il pezzo su cui si aprono i titoli di testa di <em>Drive<\/em>, il film pi\u00f9 celebre di Nicolas Winding Refn. La canzone era uscita nell\u2019aprile del 2010 ed era stata prodotta insieme con un membro dei Daft Punk. In Francia \u00e8 disco di diamante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vincent Belorgey, vero nome di Kavinsky, fu naturalmente molto di pi\u00f9 del personaggio che si era inventato. Ma anche limitandosi a quello, la sua storia merita di essere studiata, tanto kitsch quanto tragica. Kavinsky sarebbe stato un giovane che negli anni Ottanta si fracass\u00f2 alla guida di una Ferrari Testarossa. Vent\u2019anni dopo torna, zombie dagli occhi rossi e dalla pelle blu, al volante di quella stessa Testarossa, lanciato nella notte sulle note della sua musica elettronica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il brano di Kavinsky \u00e8 uno dei pi\u00f9 conosciuti di un genere musicale nato negli ultimi vent\u2019anni: la synthwave. \u00c8 un tipo di musica che a me ha sempre affascinato perch\u00e9 gioca su vari piani. C\u2019\u00e8 la nostalgia tipica di chi era ragazzo negli anni Ottanta. Ci sono i bassi digitali, ci sono i sintetizzatori, c\u2019\u00e8 una musica energetica e al contempo nostalgica. Ma c\u2019\u00e8 anche una rappresentazione doppiamente mediata. La synthwave mette in scena gli anni Ottanta, non come erano un tempo ma come noi crediamo di ricordare cosa siano stati. E in pi\u00f9 tutto questo avviene tramite la mediazione dell\u2019immaginario cinematografico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La synthwave si ispira alle colonne sonore di John Carpenter, ai brani di Vangelis, all\u2019onnipresente Giorgio Moroder, senza dimenticare i videogiochi di quel decennio. Uno tra tutti: Out Run, dove il protagonista sfrecciava sull\u2019asfalto alla guida di, naturalmente, una Testarossa. Non a caso &#8220;outrun&#8221; \u00e8 oggi il nome di un intero ramo del genere, che immagina inseguimenti nella notte, sullo sfondo di tramonti fucsia di una Miami elettrica.<br>I primi a metterlo a fuoco furono, negli anni Duemila, produttori francesi cresciuti tra la French touch e un videogioco del 2002, <em>Grand Theft Auto: Vice City<\/em>, che aveva insegnato a un\u2019intera generazione a guidare dentro un ricordo altrui. Mondi fantastici, lunghe file di palme a bordo mare, tramonti al neon, Ferrari lanciate verso una Miami dai colori fluo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturale che parlando di synthwave si pensi a Moroder, il sacerdote della musica elettronica dagli anni Settanta in poi. Nato a Ortisei nel 1940, trasferito a Monaco di Baviera nel 1968, come egli stesso racconta in <em>Giorgio by Moroder<\/em>, il pezzo che gli hanno dedicato i Daft Punk. In un seminterrato del grattacielo Arabella, negli studi Musicland, Moroder produsse a Monaco, insieme con Pete Bellotte, <em>I Feel Love<\/em> di Donna Summer.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si racconta che Brian Eno irruppe nello studio dove stava lavorando con David Bowie annunciando: \u00abHo sentito il suono del futuro\u00bb. Aveva ragione, e quel futuro ora ci si ripresenta con quarant\u2019anni di ritardo, sotto forma di nostalgia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La synthwave \u00e8 anche questo. Un ragazzo della Val Gardena che a Monaco immagina il domani, e i suoi nipotini che oggi lo reinterpretano come un ricordo d\u2019infanzia mai esistito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo stile la simbiosi tra musica e cinema \u00e8 talmente forte che lo si definisce anche la colonna sonora di un film che non \u00e8 mai stato girato. Le armonie della synthwave non sono particolarmente complesse o elaborate, ma i sintetizzatori di un tempo, spesso riprodotti tramite software, riescono a generare alchimie capaci di un certo fascino. Naturalmente tutto questo ha un che di passatista, ma quando la nostalgia \u00e8 rivolta verso il futuro il cortocircuito non pu\u00f2 che interessare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A ben vedere, poi il film \u00e8 arrivato davvero. Nella colonna sonora di <em>Drive<\/em>, accanto a <em>Nightcall<\/em>, suonano i Chromatics e i Desire, gruppi di scuderia dell\u2019etichetta americana Italians Do It Better: un nome che \u00e8 gi\u00e0 un programma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricapitolando: la synthwave conquista il mondo con un film americano i cui titoli di testa corrono sul pezzo di un francese che si finge uno zombie, mentre musicisti statunitensi si firmano con uno slogan italiano. In questo genere la geografia \u00e8 una finzione dichiarata, un patto col pubblico. Ricorda qualcosa? E come no. L\u2019italo disco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho passato anni immerso in quel genere per un documentario: <em><a href=\"https:\/\/alpenway.com\/it\/italodisco\/\">Italo Disco. Il suono scintillante degli anni 80<\/a><\/em>, e la tesi che ne ricavai \u00e8 che quella musica fosse nata in Italia e si fosse irrobustita in Germania. Ritrovarla oggi, quarant\u2019anni dopo, riflessa nello specchio deformante della synthwave, \u00e8 un\u2019esperienza potente, a dimostrazione di quanto la cultura nasca per commistione, citazione, pasticcio, sperimentazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altronde anche l\u2019italo disco, a guardarla da vicino, era una proiezione storpiata: la disco americana rifatta spippolando sintetizzatori nelle stanzette della provincia italiana, senza mai prendersi troppo sul serio. Lo attestano i giochi di parole dei nomi d\u2019arte che andavano allora, uno per tutti Den Harrow, che letto all\u2019italiana fa denaro: money, money, money. Dietro quel nome c\u2019erano due produttori milanesi, davanti un bel ragazzo di Bresso che muoveva le labbra in playback, e in mezzo le voci vere di cantanti che in copertina non comparivano. L\u2019America non l\u2019aveva vista quasi nessuno, e non era un problema. Il sogno era di seconda mano gi\u00e0 alla fonte. Ma faceva impazzire tutti. Nel mio documentario mostro una copertina della rivista giovanile <em>Bravo<\/em> di allora. In primo piano Stefano, in arte Den Harrow. Lo spettatore pi\u00f9 attento noter\u00e0 in basso a sinistra, in piccolo, un\u2019altra cantante non meno famosa, la signora Ciccone, in arte Madonna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli anni Settanta l\u2019arrivo dei sintetizzatori permise ai musicisti di sperimentare nuove sonorit\u00e0; ora, con la discesa dei costi della tecnologia, molti autori possono collaborare a questo genere musicale, simulando via software quegli stessi sintetizzatori di un tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E cos\u00ec, frugando nei servizi di streaming, si scopre che AM 1984, autore di pezzi potenti come <em>Juliette<\/em>, non vive a Miami Beach bens\u00ec ad Agropoli. Maurizio Avossa, produttore e musicista, pubblica in maniera riservata dischi assolutamente godibili e pieni di citazioni per l\u2019universo culturale a cui la synthwave si dedica. L\u2019ultimo, <em>Shadow Club \u201986<\/em>, \u00e8 uscito lo scorso giugno: dieci pezzi prodotti, mixati e masterizzati da lui solo. Nell\u2019elenco dei brani si leggono Beverly Hills, Rodeo Drive e Last Call From LAX. Una Los Angeles compilata in Campania, e non \u00e8 un difetto: \u00e8 il metodo. <br>Su YouTube esiste anche un videoclip di <em>Juliette<\/em> montato con spezzoni di commedie adolescenziali, tutte rigorosamente anni Ottanta. Lasciamo perdere se sia un videoclip autorizzato o se, molto pi\u00f9 probabilmente, l\u2019operazione di un fan. Il bello \u00e8 che queste memorie passate, sulle quali viene stesa una nuova colonna sonora, si trasformano in qualcosa di altro, diverso da ci\u00f2 che era eppure adesso connesso. Sono le meraviglie dell\u2019ibridazione tecnologica permessa dalla digitalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel <a href=\"https:\/\/youtube.com\/watch?v=UxA5ckl7y58\">video amatoriale<\/a> ha superato i sei milioni di visualizzazioni. Sotto, i commenti sono in inglese, in portoghese, in russo, e moltissimi di quelli che scrivono, gli anni Ottanta non li hanno vissuti affatto. \u00c8 nostalgia di seconda mano, ricordo di un ricordo, e funziona meglio dell\u2019originale, perch\u00e9 nessuno la pu\u00f2 smentire con la propria memoria.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1900\" height=\"1900\" src=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-2-3.jpeg\" alt=\"Kavinsky e la Testarossa volante\" class=\"wp-image-1128\" srcset=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-2-3.jpeg 1900w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-2-3-300x300.jpeg 300w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-2-3-1024x1024.jpeg 1024w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-2-3-150x150.jpeg 150w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-2-3-768x768.jpeg 768w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/kavinsky-e-la-testarossa-volante-2-3-1536x1536.jpeg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1900px) 100vw, 1900px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Immagine generata con IA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E Avossa \u00e8 in buona compagnia. Uno dei padri del filone outrun si fa chiamare Miami Nights 1984: all\u2019anagrafe \u00e8 Michael Glover e viene da Victoria, Canada. Per pubblicare la sua Miami immaginaria ha fondato un\u2019etichetta e l\u2019ha battezzata Rosso Corsa Records, come il rosso delle Ferrari. Un canadese che sogna la Florida in italiano. E c\u2019\u00e8 chi il binocolo lo rovescia: il duo italiano Milano 84 non sogna la California ma la Milano luccicante di quel decennio, dichiarata gi\u00e0 nel nome; l\u2019ultimo album si intitola, senza girarci intorno, <em>Ultradisco<\/em>. Quanto ad Avossa, l\u2019etichetta del suo esordio, la Sunlover Records, \u00e8 italiana, e la prima compilation dell\u2019etichetta, nell\u2019ottobre del 2014, si intitolava <em>Italo Disco is Back!<\/em>. La musica nata in Italia e irrobustita in Germania torna a casa dal giro pi\u00f9 lungo: passando per un\u2019America che non c\u2019entrava niente, e che c\u2019entrava tutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito, come dicono i francesi, <em>tout se tient<\/em>: <em>Juliette<\/em> apre un album che si intitola <em>Testarossa<\/em>. La stessa macchina con cui Kavinsky si era schiantato nel 1986, la stessa che Out Run faceva guidare a chi infilava un gettone nel cabinato. Ancora una volta, l\u2019Italia come proiezione dei sogni di tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Belorgey \u00e8 stato trovato senza vita in casa sua, a Parigi, la sera di marted\u00ec 28 luglio. Avrebbe compiuto cinquantun anni tre giorni dopo. L\u2019ultima volta che il pianeta lo aveva sentito era stata alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Parigi, l\u201911 agosto 2024, quando <em>Nightcall<\/em> risuon\u00f2 allo Stade de France cantata da Ang\u00e8le e dai Phoenix. Un pezzo scritto per una macchina che corre nella notte, suonato davanti al mondo intero da uno stadio pieno di luce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dispiace apprendere che un artista come Belorgey sia morto cos\u00ec giovane. Vogliamo solo credere che, essendo riuscito a superare la notte gi\u00e0 una volta, Kavinsky torni di nuovo in futuro alla guida della sua Testarossa volante. Chiss\u00e0, magari accadr\u00e0 tra vent\u2019anni. E allora la sua synthwave riprodurr\u00e0 l\u2019universo musicale nel quale proprio oggi, senza accorgercene, noi siamo immersi.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato il 9 agosto 2026 su <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/kavinsky-e-la-testarossa-volante\">Scritti<\/a>, il mio blog su Substack. Per ricevere i nuovi testi via email, <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/subscribe\">iscriviti qui<\/a>. Gli altri articoli sono nell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/\">archivio<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La synthwave, l\u2019italo disco e l\u2019Italia come proiezione dei sogni di tutto il mondo<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1127,"parent":866,"menu_order":-12,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"editor_notices":[],"footnotes":""},"class_list":["post-942","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Kavinsky e la Testarossa volante - Alessandro Melazzini<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/kavinsky-e-la-testarossa-volante\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Kavinsky e la Testarossa volante - 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