{"id":915,"date":"2026-10-05T10:04:29","date_gmt":"2026-10-05T08:04:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/la-ragazza-limprovvisatore-e-la-vittoria\/"},"modified":"2026-10-20T12:47:14","modified_gmt":"2026-10-20T10:47:14","slug":"la-ragazza-limprovvisatore-e-la-vittoria","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/la-ragazza-limprovvisatore-e-la-vittoria\/","title":{"rendered":"La ragazza, l\u2019improvvisatore e la vittoria dell\u2019AfD"},"content":{"rendered":"\n

Da Angela Merkel a Friedrich Merz: come la CDU ha consegnato la Sassonia-Anhalt all\u2019AfD.<\/em><\/p>\n\n\n\n

\"La
Immagine generata con IA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n

Il disastro della CDU in Sassonia-Anhalt non comincia con l\u2019attuale cancelliere, Friedrich Merz. I motivi dell\u2019ascesa dell\u2019AfD, il partito antisistema che in dieci anni ha inseguito e raggiunto il successo, vanno cercati sotto il cancellierato di Angela Merkel. Durante gli anni della M\u00e4dchen (la ragazza, come la chiamava Helmut Kohl) diventata cancelliera eliminando sistematicamente tutti i concorrenti che trovava sul suo cammino, in molti, compreso me, hanno apprezzato il suo stile pacato, fattuale e mai gridato, vedendo in lei l\u2019opposto di Silvio il guitto, quello che faceva le corna agli appuntamenti internazionali. Il fatto di essere stata una scienziata prima di diventare una politica incuteva un sottofondo di rassicurazione nell\u2019elettorato moderato. E i sedici anni in cui ha governato sono stati anni di vacche grasse per la Germania, che dopo aver impartito lezioni di austerity a mezza Europa ha proseguito una politica mercantilista basata su tre pilastri: gas economico da Putin, vendite di automobili in Cina e in America, basse spese per la difesa.<\/p>\n\n\n\n

I tre pilastri sono crollati da tempo, ma la loro erosione \u00e8 cominciata proprio sotto la Merkel che, fiancheggiata da un\u2019industria tedesca dell\u2019automobile che si credeva onnipotente, ha prima ignorato la montante rivoluzione dell\u2019auto elettrica, poi ha cercato di rincorrerla, per finire ora con una Volkswagen che ha appena deciso di tagliare 50.000 posti di lavoro entro il 2030 (c\u2019\u00e8 chi ne conta fino a centomila), e con bilanci sempre meno succulenti dalle altre sorelle dell\u2019industria dell\u2019auto.<\/p>\n\n\n\n

Merkel, col senno di poi, ha amministrato un\u2019economia florida, senza tuttavia un pensiero strategico per prepararsi agli anni delle vacche magre, che inevitabilmente prima o poi arrivano.<\/p>\n\n\n\n

Impressionata dal disastro di Fukushima e dal montante consenso dei Verdi, in una notte ha cambiato la politica energetica del suo partito e della Germania: nell\u2019autunno del 2010 il suo governo aveva appena prolungato la vita delle centrali, l\u201911 marzo 2011 il maremoto travolge Fukushima, il 14 marzo arriva la moratoria e a giugno la legge d\u2019uscita. L\u2019energia atomica doveva essere arrestata. Bene quindi a imprimere un\u2019accelerazione alle politiche di sviluppo delle energie rinnovabili, che oggi in Germania coprono pi\u00f9 della met\u00e0 dell\u2019elettricit\u00e0 consumata; male tuttavia a tenere in vita o addirittura riaprire – come ha fatto Olaf Scholz – le centrali a carbone per sopperire alla chiusura delle moderne centrali atomiche tedesche, finendo a importare corrente, atomica compresa, dalla vicina Francia che invece, insieme alla Polonia, della via tedesca se n\u2019\u00e8 sempre infischiata. Nel fare questa scelta radicale di dismissione industriale, la Merkel \u00e8 stata sostenuta da molta parte dell\u2019elettorato tedesco, mosso da un genuino sentimento di cura per l\u2019ambiente, ma anche dall\u2019innato moralismo che coglie gli abitanti oltre le Alpi. Spesso, in discussioni con amici, mi sono trovato di fronte alla giustificazione finale, quando cercavo di far notare l\u2019irrazionalit\u00e0 di chiudere le centrali atomiche per tenere accese quelle a carbone: \u00e8 un momento di passaggio, fino a che le energie rinnovabili prenderanno il sopravvento. E pazienza che siamo gli unici in Europa e nel mondo a vederla cos\u00ec: qualcuno deve pur iniziare a fare la cosa giusta.<\/p>\n\n\n\n

Insomma, la versione moderna del vecchio Am deutschen Wesen soll die Welt genesen<\/em>, dall\u2019indole tedesca guarir\u00e0 il mondo.<\/p>\n\n\n\n

E sempre la Merkel \u00e8 stata la politica responsabile della causa principale della vittoria dell\u2019AfD di domenica: la scelta, nel settembre 2015, di aprire le frontiere, senza se e senza ma, a quasi un milione di rifugiati in un anno solo. Ricordo l\u2019emozione di quei mesi, quando alla stazione di Monaco di Baviera cittadini festanti accoglievano i profughi siriani stremati. Ricordo l\u2019euforia collettiva della societ\u00e0 tedesca nel sentirsi dalla parte dei giusti, ricordo uno sprigionarsi di generosit\u00e0 di cui essere orgogliosi. Ricordo meno chi metteva in dubbio la razionalit\u00e0 di una scelta cos\u00ec radicale, di un messaggio d\u2019accoglienza cos\u00ec potente. Ricordo meno i mugugni dei sindaci dei vari paesini bavaresi sommersi dai profughi, quasi non ricordo, sulle pagine culturali dei raffinati giornali tedeschi, commenti di perplessit\u00e0 verso questa apertura totale. Non li ricordo non perch\u00e9 non ci fossero, ma perch\u00e9 sulla stampa della buona borghesia tedesca di voci contrarie ve n\u2019erano poche, e queste poche venivano presto relegate al silenzio o marchiate dall\u2019accusa di essere senza cuore e di occhieggiare, appunto, ai partiti antisistema.<\/p>\n\n\n\n

Col senno di poi, forse sarebbe stato pi\u00f9 razionale ascoltare non solo le voci dei tanti che, con un grandissimo slancio di generosit\u00e0, accolsero i rifugiati, ma anche quelle degli amministratori comunali alle prese con le conseguenze logistiche della politica della porta aperta, e quelle dei cittadini della ex DDR, che oltre a sentirsi, dopo la riunificazione, cittadini di serie B, avvertivano che i loro timori verso lo straniero non venivano presi sul serio dalle \u00e9lite al governo. Timori spesso infondati, sia chiaro, perch\u00e9 tutt\u2019oggi, se vogliamo trovare uno dei Land meno toccati dall\u2019immigrazione degli ultimi dieci anni, quello \u00e8 proprio la Sassonia-Anhalt, con una quota di stranieri che \u00e8 circa la met\u00e0 della media federale, e dove un partito che inneggia alla deportazione\u2026 ops, scusate, alla remigrazione, ha preso domenica quasi il 44% dei voti. Dal 20,8% del 2021 al 43,8%, il miglior risultato mai ottenuto dall\u2019AfD in un\u2019elezione regionale; la CDU, nel frattempo, \u00e8 precipitata dal 37,1% al 17,2%, il peggiore della sua storia nel Land, e l\u2019affluenza \u00e8 salita dal 60,3% al 77,8%, un record.<\/p>\n\n\n\n

In politica spesso conta il messaggio percepito pi\u00f9 che il dato concreto, e di questo Merkel e colleghi si sono dimenticati, lasciando che la crepa tra le \u00e9lite culturali e governative tedesche e la popolazione impaurita e rabbiosa dell\u2019Est crescesse per dieci anni, fino a diventare la valanga di domenica.<\/p>\n\n\n\n

I due successori della ex M\u00e4dchen, poi, non hanno fatto altro che allargare, come sonnambuli, a loro insaputa, la distanza tra i loro governi e l\u2019elettorato tedesco. Sorvolando sul legnoso e saputello Olaf Scholz, tragicomica figura di un governo da cestinare, lo iato di domenica \u00e8 avvenuto sotto il cancellierato dell\u2019arcinemico della Merkel, quel Friedrich Merz che da lei fu spodestato pi\u00f9 di vent\u2019anni fa, e che l\u2019anno scorso \u00e8 riuscito nell\u2019impresa di coronare il ritorno con la vittoria, dimostrando una volont\u00e0 di ferro. Merz ha vinto anche perch\u00e9, lontano per decenni dalla Merkel, si \u00e8 potuto presentare come un manager valente, avvocato d\u2019affari e presidente del consiglio di sorveglianza di BlackRock Germania, scaldando gli animi di quei tanti membri della CDU particolarmente inclini all\u2019azienda e all\u2019economia, che in lui hanno creduto di vedere un imprenditore capace di svecchiare il sistema politico e di dare una scossa di pragmatismo alla conduzione del Paese. Quei politici, se fossero vissuti negli anni Novanta in Italia, sarebbero stati elettori entusiasti del Berlusca, l\u2019imprenditore, quello che si era fatto da s\u00e9. Ora come allora, immemori delle considerazioni di un grande statista italiano, Luigi Einaudi, che nell\u2019agosto del 1922, tre mesi prima della marcia su Roma, sul Corriere della Sera<\/a> spiegava una verit\u00e0 semplice semplice della politica:<\/p>\n\n\n\n

Il tecnico, ottimo a casa sua, quando il successo o l\u2019insuccesso dipende dall\u2019opera sua, diventa mediocre quando deve operare nell\u2019interesse collettivo. Il problema da risolvere non \u00e8 gi\u00e0 di trovare dei grandi industriali disposti a governare la cosa pubblica con la mentalit\u00e0 industriale. Essi non potranno fare che del male. Saranno degli straordinari improvvisatori. Chi pu\u00f2 immaginare quali stravaganze \u00e8 capace di compiere un giovane audace e fidente in s\u00e9, un uomo di azione, un industriale abituato a decidersi rapidamente da solo, quando si trover\u00e0 posto dinanzi a problemi complessi e terribili come il disavanzo, le imposte, il cambio, il latifondo, la giustizia?<\/em><\/p>\n\n\n\n

E improvvisatore \u00e8 stato Friedrich Merz, che nei mesi passati, credendo di poter guidare un partito in maniera verticistica come si guida un\u2019azienda, ha inanellato una sfilza di gaffe che gli hanno rivoltato contro il suo stesso partito, ancor prima degli avversari. A luglio ha spinto alle dimissioni il capogruppo Jens Spahn, reo di aver avuto negli Stati Uniti un figlio da una madre surrogata, pratica che Spahn stesso in Germania aveva sempre osteggiato. E fin qui, tutto giusto. Poi per\u00f2 ha fatto sapere al ministro dei Trasporti Patrick Schnieder che era licenziato, salvo ricevere dal successore designato, Fritz G\u00fcntzler, un sms di rifiuto alle quattro del mattino: per giorni il cancelliere ha tenuto la cosa nascosta, mentre i giornali raccontavano la ricerca affannosa di un sostituto, finch\u00e9 Schnieder, umiliato in pubblico, ha chiesto lui stesso di essere congedato. Infine ha silurato dalla Cancelleria il suo braccio destro Thorsten Frei, per poi affidargli il gruppo parlamentare. Risultato: il capo della CDU di Brema che dichiara che \u00abmolti iscritti sono insoddisfatti del cancelliere\u00bb, e il gruppo della CDU della Renania-Palatinato, il Land governato dal fratello di Schnieder, che disdice un incontro con Merz per mancanza di fiducia. Domenica sera la rilevazione della ZDF a urne chiuse diceva che tre tedeschi su quattro ritengono che Merz abbia nuociuto alla CDU, e Ulrich Siegmund, il vincitore, lo ha ringraziato come il miglior propagandista elettorale dell\u2019AfD.<\/p>\n\n\n\n

Non mi stupirei quindi che tra qualche mese, se non qualche settimana, una rivolta interna accantoni l\u2019aziendalista Merz come un incidente della storia. Lasciando la Germania senza guida nell\u2019anno in cui la vulgata della Repubblica Federale come Stato di cittadini rinsaviti dopo le ubriacature naziste \u00e8 crollata in Sassonia-Anhalt, con la vittoria epocale di un partito nel cui programma il fare i conti col passato nazista \u00e8 liquidato come \u00abla perpetuazione di una nevrosi\u00bb (ne ho scritto a luglio in Weimar 2.0<\/a>).<\/p>\n\n\n\n

Come si uscir\u00e0 da questo pericoloso pasticcio, non posso saperlo. Probabilmente leggendo in maniera pi\u00f9 critica i Feuilleton della S\u00fcddeutsche Zeitung, della Zeit e della FAZ, la voce delle maledette \u00e9lite liberali<\/a> di cui scriveva Carlo Strenger nel decennio scorso, e ascoltando di pi\u00f9 le paure, giustificate o meno, dei cittadini che hanno deciso di non turarsi il naso e di votare agli estremi.<\/p>\n\n\n\n

Non sarebbe un ascolto facile. Perch\u00e9 se chiedessi a un passante che domenica \u00e8 andato a votare, per strada in Sassonia-Anhalt, quale German Angst<\/a><\/em> lo muove, avrei una probabilit\u00e0 vicina al 44% di ascoltare le paure di un elettore incantato dall\u2019estrema destra. Ma potrei anche avere una discreta possibilit\u00e0 di ascoltare la ricetta da un elettore nostalgico della dittatura comunista. I due partiti eredi della sinistra post-comunista hanno raggiunto insieme quasi il 14%, e quello di Sahra Wagenknecht ha gi\u00e0 offerto ai camerati una sponda: un presidente senza partito e maggioranze variabili. Siegmund ha rifiutato: preferisce parlare con la CDU.<\/p>\n\n\n\n


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Pubblicato il 8 settembre 2026 su Scritti<\/a>, il mio blog su Substack. Per ricevere i nuovi testi via email, iscriviti qui<\/a>. Gli altri articoli sono nell’archivio<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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