{"id":909,"date":"2026-10-05T10:03:59","date_gmt":"2026-10-05T08:03:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/il-nanetto-in-pezzi-la-germania-tra\/"},"modified":"2026-10-20T12:47:02","modified_gmt":"2026-10-20T10:47:02","slug":"il-nanetto-in-pezzi-la-germania-tra","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/il-nanetto-in-pezzi-la-germania-tra\/","title":{"rendered":"Il nanetto in pezzi. La Germania tra gli estremi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Il Paese che si sforzava di essere normale non ci riesce pi\u00f9<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1536\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/il-nanetto-in-pezzi-la-germania-tra-1-1.jpeg\" alt=\"Il nanetto in pezzi. 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Perch\u00e9 finora la Germania, con sforzo compassionevole, ha fatto di tutto per immaginarsi ancora ferma agli anni della Pera. Cos\u00ec veniva chiamato, affettuosamente o meno, Helmut Kohl, il grande cancelliere simbolo della paciosa repubblica sulle sponde del Reno, quella in cui la Germania era finalmente riuscita a sentirsi un Paese normale. Erano gli anni della Generazione Golf, della stabilit\u00e0 garantita, delle casette in periferia dai prati tagliati con accuratezza. Erano gli anni dei nanetti da giardino, dei baretti cittadini in cui si beveva birra al banco e al massimo si sgranocchiava qualche Wiener W\u00fcrstel, gli anni in cui si pagava solo in contanti e nessuno si sognava di sfoderare un cellulare. Erano gli anni d\u2019oro per i Wessi, i cittadini della Germania Ovest. Ma anche all\u2019Est, dopotutto, chi si conformava al regime aveva un\u2019esistenza piuttosto serena. \u00abNon capisco perch\u00e9 i Wessi pensino che io non abbia mai fatto le ferie\u00bb, mi raccont\u00f2 un tassista nel Brandeburgo, il giorno in cui ero andato dalle sue parti a <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/scuola-guida-di-panzer\">guidare un Panzer<\/a>. \u00abCerto, eravamo sotto una dittatura, ma di ferie ne ho fatte parecchie. Ricordo quando andai sul lago Balaton, ricordo i miei viaggi in Cecoslovacchia. Guardi che anche noi ci siamo divertiti, non bisognava andare in America per fare le ferie\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella che \u00e8 venuta dopo, la Repubblica di Berlino, \u00e8 nata cercando una conciliazione tra Wessi e Ossi, tra i vincitori e quelli che si sono sentiti acquistati. Kohl aveva promesso \u00abbl\u00fchende Landschaften\u00bb, paesaggi in fiore, e in effetti ogni volta che <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/le-due-sponde-della-citta-di-tarantino\">andavo a Est<\/a> vedevo autostrade perfette, infrastrutture luccicanti, colline verdeggianti; solo entrando nei villaggi sperduti della Turingia, <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/il-paese-dei-nanetti\">culla dei nanetti da giardino<\/a>, si notavano ancora casette appuntite dall\u2019intonaco screpolato, paesaggi da Dylan Dog pi\u00f9 che da Bonner Republik. Ma la contrapposizione ha sempre pulsato nel cuore diviso dell\u2019anima tedesca, perch\u00e9, al di l\u00e0 delle pubbliche dimostrazioni di unit\u00e0, la Germania del dopo riunificazione \u00e8 rimasta divisa tra chi da giovane faceva le ferie a Rimini e chi sul lago Balaton.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ultime elezioni dimostrano in maniera impressionante quanta presa abbiano i partiti antisistema sull\u2019elettorato della Germania Est. Da una parte gli estremisti dell\u2019AfD hanno fatto incetta di voti anche in Meclemburgo, a due passi dai boschi del lago Stechlin dove Theodor Fontane mise in scena la saggezza conservatrice del suo vecchio Dubslav, dall\u2019altra gli estremisti della Linke hanno trionfato nella capitale. La citt\u00e0 povera ma sexy, come disse a suo tempo un sindaco bravo nel marketing, sventrata dalla Storia e poi rinata come la capitale cool d\u2019Europa; la citt\u00e0 delle tutine fetish del KitKat e degli autisti di autobus rudi per principio. Ma anche la citt\u00e0 dei clan: Issa Remmo, il pi\u00f9 noto dei loro capi, domenica sera si \u00e8 presentato alle feste del partito vincitore (almeno da una lo hanno accompagnato alla porta).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Merz ha ragione: \u00e8 un disastro. Un disastro per il suo partito, la CDU, un pilastro della noiosa e affidabile Germania governativa, un pilastro che, con un pizzico di arroganza e molta consapevolezza di s\u00e9, amava dire: \u00abwir k\u00f6nnen regieren\u00bb. Noi sappiamo governare. Votateci e non avrete esperimenti, solo buona amministrazione. \u00abKeine Experimente!\u00bb, prometteva Konrad Adenauer sui manifesti del 1957, e ottenne l\u2019unica maggioranza assoluta mai vista in un\u2019elezione federale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1280\" height=\"1830\" src=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/il-nanetto-in-pezzi-la-germania-tra-2-1.jpeg\" alt=\"Il nanetto in pezzi. 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Non era mai successo nella storia della Repubblica Federale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma sarebbe ingiusto dare la colpa solo ai nuovi L\u00e4nder, le regioni incorporate dalla Repubblica Federale Tedesca, che dopo averle prese un tanto al chilo ne ha smembrato l\u2019economia fatiscente, ha mandato a casa i quadri e le ha colonizzate con personale venuto dall\u2019Ovest. Funzionari statali, avvocati, commercialisti: i posti al sole della Germania Est, negli anni Novanta, sono stati occupati in prevalenza dai Wessi. Persino molti capi della destra radicale dell\u2019Est sono un prodotto d\u2019importazione. Bj\u00f6rn H\u00f6cke, padrone dell\u2019AfD in Turingia, \u00e8 nato in Nordreno-Westfalia e insegnava in Assia; Andreas Kalbitz, per anni capo dell\u2019AfD nel Brandeburgo, \u00e8 nato a Monaco di Baviera; G\u00f6tz Kubitschek, l\u2019editore che fa da ideologo alla Nuova Destra e d\u00e0 del lei a sua moglie, abita in una tenuta della Sassonia-Anhalt ma viene dal Baden-W\u00fcrttemberg.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E prima o poi la rabbia di sentirsi cittadini di serie B, rabbia vera per un torto forse presunto, ma avvertito come verissimo, doveva scoppiare. E che scoppio! Prima <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/la-ragazza-limprovvisatore-e-la-vittoria\">la Sassonia-Anhalt<\/a>, poi il Meclemburgo e infine Berlino, che per darsi un tono differenziandosi dalla provincia ha s\u00ec premiato l\u2019AfD, ma ha fatto stravincere la Linke, anch\u2019essa per\u00f2 antisistema: un partito al quale Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei, ha rimproverato di dare \u00abulteriore slancio al crescente antisemitismo\u00bb. Alla sua guida, dal giugno scorso, insieme a Ines Schwerdtner, c\u2019\u00e8 Luigi Pantisano, un italotedesco partito a razzo che, appena eletto, <a href=\"https:\/\/www.zdfheute.de\/politik\/deutschland\/linke-pantisano-faschismus-cdu-afd-entschuldigung-100.html\">ha accusato parti della CDU di fare politica fascista<\/a>, salvo scusarsi il giorno dopo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bollare la vittoria degli estremi come un fenomeno di risentimento dell\u2019Est, per quanto invitante, sarebbe miope: i voti dell\u2019Est sono pochi rispetto a quelli dei L\u00e4nder che contano, ma i risultati delle urne hanno e avranno un impatto fortissimo. La Germania, tutta la Germania, si trova forse nella pi\u00f9 profonda crisi da quando \u00e8 stata fondata la Bundesrepublik. Una crisi economica (i recenti bilanci di Volkswagen, Mercedes e BMW sono uno peggio dell\u2019altro), una crisi politica, una crisi di identit\u00e0. E poich\u00e9 non \u00e8 l\u2019Italia, abituata a barcamenarsi tra le tempeste del frazionamento politico, con industrie abituate, talvolta, ad andare avanti nonostante lo Stato, anzich\u00e9 grazie a esso, la situazione rischia di degenerare. La Germania \u00e8 un sistema rigido, e i sistemi rigidi, quando cominciano ad avere le crepe, possono spezzarsi assai pi\u00f9 facilmente del molle ventre italiano. Ecco perch\u00e9 con foga, da sempre, la Germania si racconta come un Paese che non \u00e8: un Paese normale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gerhard Schr\u00f6der \u00abnormale\u00bb lo diceva sempre; Angela Merkel \u00e8 stata poi l\u2019incarnazione della normalizzazione. Dieci anni fa il regista S\u00f6nke Wortmann gir\u00f2 <em>Deutschland. Dein Selbstportr\u00e4t<\/em>, Germania, il tuo autoritratto, un film costruito montando diecimila video inviatigli dai suoi connazionali. Il risultato? Tutto sommato, i tedeschi si sentivano a posto. E fra chi cucinava e chi ballava, una voce dava la definizione pi\u00f9 corta del carattere nazionale: \u00abDeutschland strengt sich immer an\u00bb, la Germania si sforza sempre. Di essere dannatamente normale. Un anno dopo <a href=\"https:\/\/www.zeit.de\/2017\/34\/guten-morgen-abendland-bernd-ulrich-buch\">Bernd Ulrich scriveva sulla Zeit<\/a> che la Germania \u00e8 una nazione \u00aborgogliosa di non essere orgogliosa\u00bb. Il Paese delle riunioni, delle procedure, della normalit\u00e0. Il Paese delle domeniche afone. Noiose e felici. Ma Ulrich si faceva anche una domanda che allora sembrava accademica: che ne sar\u00e0 della calma e della liberalit\u00e0 dei tedeschi quando il Paese torner\u00e0 in una seria crisi economica? \u00abNessuno lo sa\u00bb, rispondeva. Erano solo dieci anni fa: sembra un\u2019altra era. <br>Oggi la risposta la conosciamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da una parte penso a chi, tra le mie conoscenze tedesche, non vivendo nella pulsante Berlino, lamentava la paciosa e noiosa Germania del benessere. Dall\u2019altra ricordo quando l\u2019Italia veniva bonariamente presa in giro per l\u2019instabilit\u00e0 dei suoi governi. Di fronte ai risultati elettorali della scorsa domenica, e del sei settembre, mi pare <em>il mondo di ieri<\/em>. Poi mi riprendo, e mi dico: piano con l\u2019Angst, di certo non finir\u00e0 come fin\u00ec per Stefan Zweig. Vero?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sera della disfatta, Merz ha ammesso l\u2019evidenza del disastro, ma ha negato la propria debolezza e ha rivendicato \u00abspina dorsale, fermezza e pazienza\u00bb. Il cancelliere intende proseguire con le riforme. Quali, esattamente? Questo ritornello lo pronuncia da prima di diventare cancelliere, ma di riforme strutturali lui e il suo governo non ne hanno fatta manco una degna di nota. A questo punto, c\u2019\u00e8 davvero da chiedersi se il cancelliere arriver\u00e0 a mangiare i Lebkuchen di Natale. Che i governatori dei L\u00e4nder in mano (per ora) alla CDU corrano davvero in suo soccorso, come hanno detto alcuni giorni prima delle elezioni, c\u2019\u00e8 da dubitarne. Dal partito fratello CSU, capitanato dall\u2019ambizioso Markus S\u00f6der, meglio non aspettarsi troppo sostegno: parenti serpenti. Forse a qualcuno conviene lasciarlo affondare da solo? Basta, o il cinismo contagia anche me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che \u00e8 certo \u00e8 che, dopo questo settembre, nulla in Germania sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. La normalit\u00e0 \u00e8 sotto attacco. E chi dovrebbe difendere questa grigia conquista, ovvero l\u2019attuale classe politica tedesca, sembra ormai avere l\u2019autorevolezza di un nanetto da giardino. Rotto.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato il 22 settembre 2026 su <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/il-nanetto-in-pezzi-la-germania-tra\">Scritti<\/a>, il mio blog su Substack. Per ricevere i nuovi testi via email, <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/subscribe\">iscriviti qui<\/a>. 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