{"id":905,"date":"2026-10-05T10:03:39","date_gmt":"2026-10-05T08:03:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia\/"},"modified":"2026-10-12T09:08:24","modified_gmt":"2026-10-12T07:08:24","slug":"le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia\/","title":{"rendered":"Le ruspe, la pensilina e il voto in Serbia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Vu\u010di\u0107 lascia la presidenza, la Serbia al bivio<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1600\" height=\"1243\" src=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-1-1.jpeg\" alt=\"Protesta in piazza Slavija a Belgrado, 22 dicembre 2024, con la bandiera serba\" class=\"wp-image-1006\" srcset=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-1-1.jpeg 1600w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-1-1-300x233.jpeg 300w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-1-1-1024x796.jpeg 1024w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-1-1-768x597.jpeg 768w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-1-1-1536x1193.jpeg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto: Stefan Milju\u0161 \/ VOA, pubblico dominio<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La notte fra il 24 e il 25 aprile 2016, a poche ore dai primi risultati delle elezioni vinte da Aleksandar Vu\u010di\u0107, lungo le sponde della Sava le ruspe di non si sa bene chi si sono mosse per abbattere vecchi edifici e movimentare terra. Una trentina di uomini incappucciati e muniti di manganelli telescopici fermava i passanti, sequestrava documenti e telefoni; per l\u2019alba una quindicina di edifici del quartiere di Savamala non c\u2019erano pi\u00f9. Era l\u2019inizio clandestino della pi\u00f9 grande operazione immobiliare dei Balcani, Belgrade Waterfront, finanziata con capitali emiratini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro un\u2019operazione che molti cittadini della capitale hanno bollato come speculazione edilizia, mentre altri ci hanno visto il quartiere di lusso che alla citt\u00e0 mancava, pare ci siano persone legate a Vu\u010di\u0107. Un mese e mezzo dopo l\u2019allora premier spieg\u00f2 in conferenza stampa che a mandare le ruspe erano stati i vertici del governo cittadino, e li defin\u00ec \u00abcompleti idioti\u00bb. Dieci anni dopo l\u2019unico condannato \u00e8 il capo della sala operativa della polizia di Belgrado, quello che quella notte non mand\u00f2 nessuno. Chi abbia dato l\u2019ordine non \u00e8 mai stato stabilito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Presidente dal 2017 al 27 settembre scorso, e di fatto al comando dal 2012, l\u2019ex ministro dell\u2019Informazione di Slobodan Milo\u0161evi\u0107 (Propagandaminister, lo chiama ancora senza giri di parole la stampa tedesca) \u00e8 riuscito per anni a barcamenarsi su tre sponde: l\u2019Europa, la Cina e la grande sorella russa. Quest\u2019ultima da sempre vicina alle questioni territoriali della piccola ma ostinata nazione balcanica, accomunata alla grande sorella dalla religione ortodossa, che in Serbia \u00e8 anche ragione di Stato. La Cina perch\u00e9 \u00e8 il primo creditore bilaterale di Belgrado, e perch\u00e9 la sua impronta la avverte qualsiasi visitatore percorrendo le nuove autostrade, spesso tirate su da operai cinesi importati per la bisogna. L\u2019Europa perch\u00e9, per quanto Vu\u010di\u0107 ami ricordare che ormai un terzo degli investimenti esteri arriva dall\u2019Asia, quasi due terzi continuano ad arrivare dall\u2019Unione, e il primo investitore resta la Germania. <a href=\"https:\/\/euractiv.com\/de\/news\/serbiens-praesident-vucic-westbalkan-auf-wirtschaftliche-erholung-deutschland-angewiesen\/\">Lo ha ricordato lui stesso, a Davos<\/a>, con un\u2019immagine che anche noi italiani conosciamo bene: \u00abQuando la Germania tossisce, noi ci ammaliamo di polmonite\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nuovo quartiere sulla Sava cresce a vista d\u2019occhio, trentaquattro edifici finiti su sessanta cantierati, con un contratto che guarda al 2045. I prezzi per\u00f2 sono irraggiungibili per i pi\u00f9: nel 2023 l\u00ec si \u00e8 toccato il record serbo di <a href=\"https:\/\/rtv.rs\/sr_lat\/ekonomija\/aktuelno\/najskuplji-metar-kvadratni-prodat-u-2023.-u-beogradu-na-vodi-za-11.475-evra_1524024.html\">11.475 euro al metro quadro<\/a>, mentre met\u00e0 dei lavoratori serbi porta a casa <a href=\"https:\/\/www.stat.gov.rs\/sr-latn\/oblasti\/trziste-rada\/zarade\">meno di 800 euro netti al mese<\/a>. Messo in rapporto ai redditi, il mattone di Belgrado \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.euronews.com\/2026\/06\/26\/nearly-19-years-of-income-to-buy-a-home-europes-least-affordable-housing-markets\">il settimo pi\u00f9 caro d\u2019Europa<\/a>. Veljko, guida turistica a Belgrado, quando ci passa davanti con i visitatori racconta che \u00abgli architetti che di urbanistica ne capiscono qualcosa dicevano che l\u00ec non doveva starci, per due ragioni. Primo: se guardi dal fiume, la vecchia Belgrado non la vedi pi\u00f9. Secondo: il terreno non era adatto a edifici cos\u00ec alti\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma se l\u2019operazione viene magnificata dagli ammiratori di Vu\u010di\u0107 come simbolo di modernit\u00e0, un altro cantiere ha logorato per quasi due anni la poltrona da cui si \u00e8 appena alzato, ma solo per puntare a un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parliamo del crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, la seconda citt\u00e0 della Serbia. Tanto Belgrado \u00e8 un ammasso di stili e di palazzi (la citt\u00e0 bianca, si racconta, \u00e8 stata bombardata, distrutta o saccheggiata quarantaquattro volte) quanto Novi Sad ha un profilo pi\u00f9 armonico, tendente all\u2019austriaco, e una forte popolazione studentesca. Fra le due corre da qualche anno il Soko, il falco, il treno veloce che ha ridotto il viaggio da un\u2019ora e mezza a mezz\u2019ora: primo tratto della Belgrado-Budapest, costruita da un consorzio cinese e sbandierata come il fiore all\u2019occhiello della cooperazione fra Pechino e i Balcani. Per quel treno la stazione di Novi Sad era stata ristrutturata e riaperta in pompa magna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u20191 novembre 2024, alle 11 e 52 del mattino, la pensilina di quella stazione \u00e8 venuta gi\u00f9. Non era nuovissima, bens\u00ec del 1964: nuovi erano i lavori, e secondo l\u2019accusa a uccidere \u00e8 stata proprio la struttura di acciaio e vetro aggiunta durante il restauro. Sono morte sedici persone, quattordici sul colpo e due in ospedale. Una aveva sei anni. Il governo ha faticato a lungo ad assumersi qualsiasi responsabilit\u00e0; a quasi due anni di distanza gli imputati sono tredici, fra cui l\u2019ex ministro delle infrastrutture Goran Vesi\u0107, e le condanne definitive sono zero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQui governa l\u2019assenza di legge\u00bb, mi dice Dragan Jovi\u010devi\u0107, giornalista e regista. \u00abEd \u00e8 una tragedia di cui, credo, chi sta fuori dai confini del nostro paese non coglie le proporzioni: quanto uno Stato possa essere coinvolto in una tragedia\u00bb. Gli chiedo del presidente. \u00abA Vu\u010di\u0107 non ci penso. \u00c8 una persona del tutto irrilevante nella vita di chiunque\u00bb, risponde tranchant. \u00abMa la corruzione \u00e8 profonda, radicata\u00bb. Poi mi spiega che cosa intende per irrilevante: \u00abNon puoi accendere la televisione, di giorno, senza vedere il presidente ogni cinque minuti. Per fortuna esistono moltissimi altri canali, film, musica. Cos\u00ec i canali nazionali non devo guardarli affatto. E quindi nemmeno il presidente\u00bb. Dragan scriveva per lo storico settimanale NIN, la cui redazione nel gennaio del 2024 si \u00e8 licenziata in blocco, dopo che la nuova proprietaria, vicina al partito di Vu\u010di\u0107, aveva annunciato un cambio di linea. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPenser\u00f2 a tornare solo quando sar\u00e0 chiaro che le istituzioni dello Stato finalmente funzionano. Prima di tutto la giustizia, la sanit\u00e0 e la polizia. Una vita serena \u00e8 impossibile, se non possiamo fidarci di loro\u00bb. Parole di Teodora Kazi\u0107, una giovane madre che da studentessa ha scelto di trasferirsi in Germania, per continuare gli studi e cercare un futuro migliore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Teodora non \u00e8 un\u2019eccezione. Al censimento dell\u2019ottobre 2022 la Serbia contava 6.647.003 abitanti: quasi mezzo milione di persone in meno rispetto a dieci anni prima. Partono i medici, gli informatici, gli ingegneri, quelli che all\u2019universit\u00e0 erano i migliori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi resta si confronta ogni giorno con un apparato pubblico corrotto. \u00c8 questo il comune nemico di una protesta eterogenea ma unita dal fastidio di vedere, nella tragedia della pensilina, ancora una volta calpestato qualsiasi diritto alla vita, e alla ricerca dei colpevoli. \u00abQui la gente era abituata alla corruzione\u00bb, mi dice Veljko. \u00abMa quando qualcuno muore perch\u00e9 le procedure non sono state rispettate, quella \u00e8 la miccia\u00bb. La miccia accesa a Novi Sad ha generato un\u2019opposizione guidata dagli studenti, che da quasi due anni ricorda alla Serbia intera la tragedia senza responsabili e, per sineddoche, le malefatte del governo in carica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Novi Sad ci sono stato nell\u2019aprile dell\u2019anno scorso. Il monumento centrale della piazza era <a href=\"https:\/\/www.tiktok.com\/@alessandromelazzini\/video\/7490498007448784130\">tappezzato di fogli<\/a>, in ricordo dei morti della pensilina.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1600\" height=\"1200\" src=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-2-1.jpeg\" alt=\"Adesivi e fogli di protesta sul monumento a Svetozar Mileti\u0107, Novi Sad\" class=\"wp-image-1007\" srcset=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-2-1.jpeg 1600w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-2-1-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-2-1-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-2-1-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-2-1-1536x1152.jpeg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Scritte di protesta su di un monumento a Novi Sad &#8211; \u00a9 Alessandro Melazzini<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni giorno, da quasi due anni, alle 11 e 52, l\u2019ora esatta del crollo, in diversi punti del paese ci si ferma per sedici minuti, uno per ogni morto: la gente si immobilizza sui marciapiedi, i vigili bloccano il traffico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sera, pochi minuti prima del telegiornale di Stato, in strada ho ascoltato anche i <a href=\"https:\/\/www.tiktok.com\/@alessandromelazzini\/video\/7490623110945803542\">trilli alle finestre<\/a>: un rumore a tratti gioioso, proveniente da tanti appartamenti. I fischi sono diretti alla televisione filogovernativa. Come a dire, non ci interessano le vostre chiacchiere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma anche il fastidio delle istituzioni verso chi la Serbia la racconta di mestiere \u00e8 in crescita. Il 4 settembre Belgrado ha ordinato l\u2019espulsione di Massimo Moratti, italiano, corrispondente da Belgrado dell\u2019Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa dal 2022: \u00abrischi inaccettabili per la sicurezza del paese\u00bb, senza una riga di spiegazione. Dopo alcune settimane di incertezza, l\u2019espulsione \u00e8 stata revocata. Ma l\u2019episodio \u00e8 un segnale preoccupante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Espulsioni, agenti disturbatori, maledizioni della stampa di regime, infiltrazioni, tentativi di dividere i manifestanti: finora tuttavia nulla ha arrestato la protesta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abLa sua forza \u00e8 la sua durata\u00bb, dice Dragan. \u00abEsiste una massa critica di persone che non rinuncia all\u2019idea che il cambiamento in questo paese sia necessario, e le proteste sono soltanto la prova di un\u2019energia che si accumula senza sosta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da Monaco di Baviera, Teodora a quelle piazze guarda con orgoglio: \u00aborgoglio per delle persone che protestano da anni, con ostinazione e pacificamente, e che hanno il coraggio di lottare quando lottare \u00e8 durissimo: quando i giornali che raccontano la realt\u00e0 quasi non esistono pi\u00f9, e quando la gente viene aggredita fisicamente e rischia il lavoro, perfino la vita. Vorrei essere pi\u00f9 vicina alla mia gente, e poter stare in piazza con loro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non tutti la pensano come Teodora. Per capire il sostegno al governo serve andare in provincia, dove le proteste si fanno pi\u00f9 rare, dove il tempo scorre diversamente, e sugli studenti le opinioni sono molto pi\u00f9 severe. \u00abOggi in Serbia si vive meglio di prima. Nei negozi c\u2019\u00e8 pi\u00f9 roba e la gente \u00e8 contenta. In provincia si vive in modo pi\u00f9 rilassato, senza grandi tensioni\u00bb. Me lo racconta Jagoda, abitante della Serbia centrale. Conosco bene Jagoda. \u00c8 una donna pratica, scaltra, abituata a dover combattere con le difficolt\u00e0 quotidiane della vita in una societ\u00e0 che non riposa nel lusso. Per mia suocera i ragazzi dei cortei \u00absono manipolati, preparati per anni a pensare che il loro Paese non valga niente\u00bb. Quello che a Jagoda non va a genio \u00e8 che le proteste \u00abdividono i serbi in contadini e in signori della cerchia della linea 2 di Belgrado\u00bb. Si riferisce al tram che gira attorno al centro della capitale; per chi vive fuori da quel cerchio, la linea 2 simboleggia un\u2019\u00e9lite cittadina spocchiosa e lontana dai problemi della provincia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per noi italiani che, come mi ricordano gli amici serbi e qualche triestino, ci siamo completamente dimenticati dei nostri territori perduti in Istria e Dalmazia, l\u2019accusa di essere antipatriottici suona strana, quasi proveniente dai libri di storia pi\u00f9 che dalla nostra quotidianit\u00e0. Ma essere bollati come antipatriottici, in Serbia, \u00e8 un\u2019accusa che morde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando i turisti gli chiedono delle proteste, Veljko spiega le due versioni. Per il governo \u00abchi protesta \u00e8 un terrorista, e non combatte contro il governo ma contro la Serbia stessa. \u00c8 questo lo spin che usano\u00bb. Se invece chiedi agli studenti, \u00abrispondono sempre che vogliono solo giustizia, che si rispetti la Costituzione, un livello pi\u00f9 alto di democrazia, un paese decente dove le procedure vengono seguite e dove ti assumi la responsabilit\u00e0 di quello che hai fatto, o di quello che non hai fatto e avresti dovuto fare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E Vu\u010di\u0107 non perde occasione per opporre alla protesta la sua liturgia nazionale. L\u2019ultima, il 7 settembre, \u00e8 stata il funerale di Ratko Mladi\u0107, morto in cella all\u2019Aia dopo nove anni di ergastolo per genocidio. Al funerale Vu\u010di\u0107 non c\u2019era, impegnato con la visita del presidente uzbeko: ha mandato il figlio, e con lui tre ministri. Non ha organizzato nulla, e ha garantito che tutto si facesse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Davanti alla bara coperta dalla bandiera serba, col berretto da generale e le onorificenze appoggiati sopra, il patriarca Porfirije ha detto una frase che riassume trent\u2019anni di Serbia meglio di qualunque analisi: \u00abQuel che conta \u00e8 il giudizio di Dio, non di un tribunale\u00bb. Poi, dietro il feretro, la folla ha attaccato <em>\u0110enerale<\/em>: \u00abGenerale, generale, sia resa grazie a tua madre, che ha partorito un eroe perch\u00e9 alla Serbia tornasse la gloria\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 una canzone per Mladi\u0107. La scrisse nel 1998 un uomo di Orahovac, in Kosovo, per un comandante della polizia speciale che era suo amico, e la Serbia l\u2019ha imparata allo stadio, dalla curva della Stella Rossa: la stessa che la sera della morte di Mladi\u0107 ha acceso le fiaccole sul ponte Branko. Nel testo il generale non ha nome. Basta che ce ne sia uno, che salvi la Serbia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bruxelles ha reagito come non aveva mai fatto in dieci anni di silenzi: la commissaria all\u2019allargamento Marta Kos ha cancellato la visita a Belgrado, von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Ant\u00f3nio Costa hanno parlato di immagini scioccanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto con il Nord del continente da sempre \u00e8 difficile qui dove la Sava incontra il Danubio. D\u2019altronde in Serbia, ancor prima che a Istanbul, si guardano Oriente e Occidente. A Zemun, prima villaggio autonomo e poi sobborgo di Belgrado, un tempo correva il confine tra l\u2019Impero ottomano e quello asburgico. Ora \u00e8 un tranquillo quartiere per cene romantiche a base di pesce, ma nei primi anni Duemila \u00e8 stato anche la sede della mafia belgradese, quella composta dai reduci della guerra, poi reinventatisi uomini d\u2019affari nelle notti pazze al suono del turbofolk. Siamo nei Balcani: ogni zolla di terra qui testimonia un contrasto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 25 ottobre i serbi votano. Vu\u010di\u0107 ha sciolto il parlamento il 9 settembre, e siccome dopo due mandati non pu\u00f2 ricandidarsi alla presidenza guider\u00e0 la lista Serbia Unita puntando a tornare primo ministro, la poltrona che occupava nel 2014. Domenica 27 settembre, a sette mesi dalla scadenza del mandato, si \u00e8 dimesso da presidente: vuole fare campagna, ha spiegato, \u00abda cittadino comune\u00bb. Come ultimo atto ha graziato quarantanove persone: fra loro dodici attivisti accusati di aver tramato contro lo Stato e undici persone che avevano aggredito i manifestanti. La presidenza passa ad interim ad Ana Brnabi\u0107, sua stretta alleata, ed entro fine dicembre i serbi torneranno alle urne anche per il capo dello Stato. Alle politiche di ottobre, di fronte a Vu\u010di\u0107, per la prima volta, <a href=\"https:\/\/www.eastjournal.net\/archives\/148686\">una lista degli studenti<\/a>. Sono gli stessi che ai diplomatici europei, i quali chiedevano perch\u00e9 ai loro cortei non si vedessero bandiere dell\u2019Unione, hanno risposto che l\u2019Europa non \u00e8 dove sventolano le bandiere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abVedremo adesso che cosa succede\u00bb, dice Dragan. \u00abDi sicuro ci saranno cambiamenti, forse non grandi, forse non radicali. Ma di sicuro sta arrivando un\u2019energia completamente nuova\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure Vu\u010di\u0107 resta il favorito. Jagoda lo riassume in una riga: \u00abHa restituito ai serbi l\u2019orgoglio di essere serbi, e ha insegnato loro a non guardarsi come esseri inferiori\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il voto \u00e8 segreto, ma credo di intuire per chi voter\u00e0 mia suocera.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" width=\"1280\" height=\"956\" src=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-3-1.jpeg\" alt=\"Una ragazza vestita di rosso ferma in mezzo a un incrocio di Belgrado\" class=\"wp-image-1008\" srcset=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-3-1.jpeg 1280w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-3-1-300x224.jpeg 300w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-3-1-1024x765.jpeg 1024w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia-3-1-768x574.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Una ragazza di Belgrado ferma alle 11:52 &#8211; Foto: Emilija Knezevic, CC BY 4.0<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abQuest\u2019anno le elezioni non si possono saltare\u00bb, afferma Teodora. \u00abServe la massima affluenza e l\u2019unit\u00e0 della gente. \u201cSolo l\u2019unit\u00e0 salva i serbi\u201d, come diciamo noi in momenti come questo. Ci aspettiamo grossi problemi e brogli da parte del partito al potere, e possiamo superarli solo insieme\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vale la pena fermarsi su quella frase. \u00abSamo sloga Srbina spasava\u00bb, solo l\u2019unit\u00e0 salva i serbi: il motto nazionale. Lo si legge nelle quattro figure disposte agli angoli della croce sullo stemma del Paese. Solo che quelle quattro figure non sono lettere. Sono simboli medievali ripresi dall\u2019araldica bizantina. A leggerli come quattro C cirilliche, e a ricavarne il motto che oggi in Serbia conoscono tutti, fu un geografo militare a fine Ottocento. Lo pubblic\u00f2 in una poesia, e pass\u00f2 il resto della vita a lamentarsi con gli amici che ormai tutti prendevano quel verso per un proverbio antico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 lo stesso meccanismo della canzone cantata dietro il feretro di Mladi\u0107, quello che Hobsbawm chiamerebbe <em>l\u2019invenzione della tradizione<\/em>. In Serbia, un Paese fortemente attaccato alla tradizione, si trova di tutto. Chi intona una canzone \u201ctradizionale\u201d per rendere omaggio a un generale contemporaneo, e chi si appella alla tradizione di un motto in realt\u00e0 moderno, per sperare nell\u2019unit\u00e0 degli elettori. In questa unit\u00e0 ci sperano tutti, oppositori e ammiratori di Vu\u010di\u0107. Per tutti, il voto del 25 ottobre sar\u00e0 uno spartiacque tra speranza e rassegnazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPrego Dio che tutto passi in pace\u00bb, mi scrive Jagoda rivelando preoccupazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche l\u2019Europa, da anni, si preoccupa e ammonisce la Serbia, per poi lasciarla l\u00ec fuori, come l\u2019omino di Kafka davanti alla porta della Legge. \u00abLa Serbia sarebbe dovuta entrare nell\u2019Unione europea da tempo. Ma chi decide la vede come un aggressore, come un paese cattivo\u00bb, afferma Jagoda, che pure non ha smesso di sperarci: \u00abSe entrasse, forse sarebbe trattata meglio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un senso di frustrazione serpeggia nel Paese, dove molti ormai hanno smesso di crederci, all\u2019ingresso nell\u2019UE. E i prezzi improvvisamente aumentati in Croazia, da quando \u00e8 stato introdotto l\u2019euro, sono un motivo concreto di esitazione anche per chi in Serbia magari non sventola la bandiera blu cerchiata di stelle, ma nell\u2019Europa ancora ci spera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Veljko l\u2019Unione europea \u00abha lati buoni e lati cattivi\u00bb. \u00abCerca di parlare di democrazia, ma non sono sicuro che tutti i paesi siano cos\u00ec democratici. E non sono sicuro che per la Serbia la strada giusta sia entrare\u00bb. A occhio, i serbi li divide cos\u00ec: \u00abAlmeno il 40 per cento pensa che sia la strada giusta: geograficamente apparteniamo all\u2019Europa, e quei valori sono buoni. Almeno un 30 per cento \u00e8 decisamente contrario, perch\u00e9 pensa che non ci porteranno niente di buono. E c\u2019\u00e8 almeno un 30 per cento a cui non importa niente: voglio lavorare, voglio il mio stipendio, voglio vivere la mia vita normale, e della politica non mi importa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tornando invece al grigio dei palazzoni di Bruxelles, per dieci anni l\u2019Unione europea ha comprato la stabilit\u00e0 di Belgrado al prezzo del silenzio, convinta che tenere Vu\u010di\u0107 agganciato all\u2019Europa valesse qualunque cosa si fingesse di non vedere. Il conto \u00e8 arrivato sotto forma di tre ministri al funerale di un condannato per genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 25 ottobre non si vota solo su chi governer\u00e0 la Serbia: si vota su quanto sia ancora credibile l\u2019Europa che la corteggia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma a votare non saranno le cancellerie. Saranno persone come Jagoda e come Teodora, che sulle proteste degli studenti non si troverebbero molto d\u2019accordo, ma che per il loro Paese provano entrambe inquietudine. \u00abSono profondamente preoccupata che i giovani vedano come il massimo tutto quello che offre l\u2019Occidente\u00bb, mi confida mia suocera. \u00abPer loro \u00e8 migliore chiunque sputi sulla Serbia. La Serbia non se lo merita\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ai suoi due bambini, uno dei quali \u00e8 stato il migliore amico di mia figlia all\u2019asilo prima che ci trasferissimo in Italia, che cosa racconta Teodora, da lontano, del suo Paese? \u00abSpero che non ereditino il disprezzo per le regole, e quella mancanza del senso di restituire qualcosa alla collettivit\u00e0, che invece \u00e8 un aspetto morale e pratico decisivo di una comunit\u00e0 sana. Provo a crescerli come si crescono i bambini da noi: versatili, capaci di adattarsi. Un bambino serbo sa spaccare la legna e aiutare i nonni, e nello stesso tempo pu\u00f2 gareggiare all\u2019olimpiade di matematica. Ai miei figli racconto che la Serbia \u00e8 un diamante grezzo, e che la sua gente \u00e8 coraggiosa e calorosa. Ma logorata dalla povert\u00e0 e dalla corruzione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato il 28 settembre 2026 su <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia\">Scritti<\/a>, il mio blog su Substack. Per ricevere i nuovi testi via email, <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/subscribe\">iscriviti qui<\/a>. Gli altri articoli sono nell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/\">archivio<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vu\u010di\u0107 lascia la presidenza, la Serbia al bivio<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1006,"parent":866,"menu_order":-4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"editor_notices":[],"footnotes":""},"class_list":["post-905","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Le ruspe, la pensilina e il voto in Serbia - Alessandro Melazzini<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/le-ruspe-la-pensilina-e-il-voto-in-serbia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Le ruspe, la pensilina e il voto in Serbia - 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