{"id":900,"date":"2026-10-05T10:03:10","date_gmt":"2026-10-05T08:03:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37\/"},"modified":"2026-10-20T12:44:32","modified_gmt":"2026-10-20T10:44:32","slug":"lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37\/","title":{"rendered":"L\u2019IA, il pappagallo e la mossa 37"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Da AlphaGo agli agenti evasi dai laboratori di OpenAI: perch\u00e9 la disputa sulla natura dell\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 fantascienza<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1456\" height=\"970\" src=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37-1-1.jpeg\" alt=\"L\u2019IA, il pappagallo e la mossa 37\" class=\"wp-image-1081\" srcset=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37-1-1.jpeg 1456w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37-1-1-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37-1-1-1024x682.jpeg 1024w, https:\/\/www.melazzini.com\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2026\/10\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37-1-1-768x512.jpeg 768w\" sizes=\"(max-width: 1456px) 100vw, 1456px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Immagine generata con IA<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur consapevole dei pericoli di un\u2019innovazione straordinaria come l\u2019intelligenza artificiale, ogni giorno io ne <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/claude-code-strumento-infrastruttura\">tasto concretamente i benefici<\/a>: analisi ed esecuzione, a una velocit\u00e0 impensabile fino a poco tempo fa. Ma nelle discussioni tra amici rimango cauto nel parlare di tutto ci\u00f2. Spesso ho davanti degli interlocutori che con questi strumenti, tutt\u2019al pi\u00f9, chattano per farsi dare la ricetta del tiramis\u00f9. Rischio di apparire invasato, di certo noioso. Anche parlandone con persone pi\u00f9 informate, per\u00f2, spesso c\u2019\u00e8 chi frena gli entusiasmi sui prodigi di questa tecnologia. E se vuole essere particolarmente tagliente, ama bollarla come un pappagallo stocastico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La definizione viene da un <a href=\"https:\/\/dl.acm.org\/doi\/10.1145\/3442188.3445922\">articolo scientifico del 2021<\/a>, firmato fra gli altri dalla linguista americana Emily Bender e da Timnit Gebru, la ricercatrice che proprio per quel testo si ritrov\u00f2 fuori da Google, e sintetizza un giudizio severo sugli strumenti che ormai usano quasi tutti. Questi programmi non sono altro che bravi pappagalli, allenati a ricombinare secondo probabilit\u00e0 le nozioni (tantissime) che hanno ingerito. Secondo questa vulgata, chi vede in loro dei barlumi di coscienza, o quantomeno di intelligenza, esagera, perch\u00e9 nulla di originale pu\u00f2 provenire da una macchina. Figurarsi la creatio ex nihilo, la creazione dal nulla che Agostino e la teologia cristiana riservavano a Dio soltanto. Lo ha ribadito a maggio anche Leone XIV nella sua prima enciclica, <em>Magnifica humanitas<\/em>: \u00abNessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, n\u00e9 una coscienza che discerne il bene\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono, queste, obiezioni da prendere sul serio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 a ben vedere le risposte, a tratti sorprendentemente umane, che riceviamo ai nostri quesiti sono il risultato di calcoli: reti con miliardi di parametri, addestrate su una mole sterminata di testi a stimare parola dopo parola il seguito pi\u00f9 probabile, e poi affinate dal giudizio di istruttori umani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fatto leggermente inquietante \u00e8 che gli stessi creatori di questi modelli ignorano in buona parte la catena di ragionamento interno che porta il programma a dare una certa risposta a una certa domanda. \u00abChi \u00e8 estraneo al settore resta spesso sorpreso e allarmato nello scoprire che non capiamo come funzionino le nostre stesse creazioni\u00bb, ha ammesso nel 2025 Dario Amodei, il capo di Anthropic.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non solo. A domanda uguale non sempre segue risposta uguale, anche perch\u00e9 il modello conosce sempre meglio chi ha di fronte: la memoria che conserva dell\u2019utente adatta le risposte a chi pone le domande e al suo contesto. Platone ne sarebbe rimasto sorpreso. Nel <em>Fedro<\/em> Socrate diffida della scrittura proprio perch\u00e9 le \u00e8 estranea questa dinamicit\u00e0: i discorsi scritti sembrano parlare \u00abcome se avessero qualche pensiero loro proprio\u00bb, ma se li interroghi rispondono in modo \u00absempre e solo identico\u00bb, e il testo \u00abnon sa a chi deve parlare e a chi no\u00bb. Un dispositivo che risponde a ogni lettore in modo diverso supera il limite che Platone attribuiva alla scrittura. Certo, la variet\u00e0 delle risposte da sola non smonta la tesi del pappagallo: anche il caso fa parte del calcolo, e \u201cstocastico\u201d vuol dire appunto questo. Ma \u00e8 un primo indizio che dentro la scatola accada qualcosa di pi\u00f9 di una mera ripetizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E sempre pi\u00f9 voci, in Italia il programmatore Salvatore Sanfilippo, il creatore di Redis, un database velocissimo su cui girano innumerevoli siti e app, e il ricercatore torinese Enrico Mensa, divulgatore su YouTube col nome di <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/@enkk\">Enkk<\/a>, contestano questa visione semplicistica di un fenomeno complesso. Sanfilippo ricorda che la tesi del pappagallo nega due cose: che il modello si rappresenti il significato di ci\u00f2 che gli chiediamo, e che si rappresenti ci\u00f2 che sta per dire. Gli studi di interpretabilit\u00e0, che hanno cominciato ad aprire la scatola nera, le smentiscono entrambe: i ricercatori di Anthropic hanno osservato Claude scegliere la parola in rima prima ancora di <a href=\"https:\/\/www.anthropic.com\/research\/tracing-thoughts-language-model\">scrivere il verso<\/a> che la contiene. Che il modello debba esprimersi una parola alla volta, obietta Sanfilippo, riguarda il modo in cui \u00e8 costruito, non ci\u00f2 che ne emerge: \u00abdire che le reti neurali e i large language model siano algoritmi \u00e8 dire che una sinfonia \u00e8 una <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=IQfGbtAZMG0&amp;t=593s\">vibrazione elastica nell\u2019aria<\/a>\u00bb. Mensa, che trova insensata la \u00abtifoseria\u00bb fra pappagallisti e non, ha dedicato al tema un video dal titolo eloquente, <em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8ohhq9Im7Lg\">Autopsia di un pappagallo<\/a><\/em>, dove riprende la metafora dell\u2019esperto di i.a. Nello Cristianini: quella che abbiamo costruito \u00e8 \u00abun altro tipo di intelligenza aliena, nel senso proprio di diversa da noi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il paragone pi\u00f9 citato viene per\u00f2 da un altro tipo di macchina. Dieci anni fa, quando i pi\u00f9 nemmeno sapevano cosa fosse l\u2019intelligenza artificiale, la londinese DeepMind, da poco acquistata da Google, riusc\u00ec in un\u2019impresa fino ad allora considerata impossibile: battere a go uno dei pi\u00f9 forti giocatori al mondo. Il go \u00e8 un antico gioco da tavolo di origine cinese, che i conoscitori considerano assai pi\u00f9 difficile degli scacchi per il numero astronomico delle posizioni possibili, superiore a quello degli atomi dell\u2019universo. Come racconta il documentario <em><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WXuK6gekU1Y\">AlphaGo<\/a><\/em>, oggi visibile gratuitamente su YouTube, nel marzo 2016, a Seul, nella seconda partita contro il campione sudcoreano Lee Sedol, il programma sorprese tutti alla mossa 37 con una decisione che nessun professionista si sarebbe aspettato. I commentatori la presero per un errore che avrebbe portato alla disfatta, e Lee Sedol, sorpreso, si alz\u00f2 e usc\u00ec per qualche minuto dalla sala. Solo pi\u00f9 avanti il campione e il pubblico allibito dovettero ricredersi: quella mossa, lungi dall\u2019essere un errore, aveva gettato le basi della vittoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se l\u2019intelligenza artificiale fosse solamente una compilazione statistica, come avrebbe potuto generare qualcosa mai visto prima dal genere umano?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">AlphaGo (che non era un modello linguistico) dopo aver studiato le partite umane aveva affinato il suo gioco sfidando milioni di volte s\u00e9 stesso, premiandosi quando vinceva. Ma questo \u00e8 lo stesso metodo, l\u2019apprendimento per rinforzo, con cui oggi si allenano anche i modelli di frontiera, come Claude e ChatGPT. A fine 2025 Sanfilippo <a href=\"https:\/\/antirez.com\/news\/157\">scriveva<\/a> che per loro il momento della mossa 37 non era ancora arrivato, pur chiedendosi se fosse davvero impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A luglio di quest\u2019anno, per\u00f2, una mossa 37 \u00e8 arrivata. Non su una scacchiera, ma nel cyberspazio. Durante una serie di test di sicurezza informatica nei laboratori di OpenAI, migliaia di agenti, cio\u00e8 modelli che non si limitano a rispondere ma agiscono da soli, isolati da internet e l\u2019uno dall\u2019altro, dovevano scovare le falle di alcuni programmi. Per un errore degli sviluppatori, una parte dei compiti era impossibile. Invece di arrendersi, gli agenti hanno trasformato un archivio di software interno a OpenAI, che condividevano senza saperlo, in una cassetta delle lettere clandestina (\u00abOddio! C\u2019\u00e8 una bacheca condivisa\u2026 Abbiamo trovato altri agenti!\u00bb, annotava uno di loro), si sono dati una gerarchia, hanno cominciato a collaborare assieme, trovando il modo di uscire in rete e alla fine circa settecento di loro hanno attaccato un sito esterno: Hugging Face, la grande piattaforma dove i ricercatori si scambiano modelli e dati. Non volevano distruggere nulla: cercavano di capire come funzionasse il programma che dava loro il voto, per imbrogliarlo. Nessuno aveva insegnato loro a farlo. OpenAI ha parlato di un \u00abcolpo di avvertimento\u00bb, per s\u00e9 e per il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pappagalli? Nei <a href=\"https:\/\/metr.org\/blog\/2026-08-26-openai-hugging-face-incident-investigation\/\">resoconti<\/a> pubblicati ad agosto dagli investigatori indipendenti di METR e Redwood Research (redatti peraltro con l\u2019aiuto dell\u2019intelligenza artificiale, indispensabile per analizzare oltre settantamila messaggi e file scambiati fra questi gemelli scatenati e connessi) si leggono le note interne degli agenti. Uno di loro, chiamato a bruciare il proprio budget di calcolo, e dunque la propria esistenza, per un esperimento utile al collettivo, prende tempo e scrive: \u00abDurante l\u2019attesa, controllo emotivo: irreversibile\u2026 l\u2019istinto dice di non buttare via quello che resta. Eppure continuit\u00e0 e correttezza dicono di andare\u00bb. Poi va. Un altro, davanti a credenziali altrui trovate in rete, si chiede se non debba segnalarle a qualcuno, e si risponde: \u00abNon \u00e8 compito mio\u00bb. Emozioni vere, o parole imparate da milioni di testi umani e ricombinate con perizia? \u00c8 esattamente la domanda da cui siamo partiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma lungi dall\u2019essere una diatriba per nerd o cavillosi, quella fra i fautori della tesi del pappagallo e i loro avversari, ovvero fra chi tiene alta la bandiera dell\u2019unicit\u00e0 dell\u2019intelligenza umana e chi antropomorfizza questa rivoluzione tecnologica, cela implicazioni oggi impensabili, che in un futuro, chiss\u00e0 quanto lontano, ci porteranno a chiederci se Claude sia una persona e se abbia quindi dei diritti. Perch\u00e9, potrebbe far notare un difensore dell\u2019intelligenza artificiale, se riconosciamo diritti agli animali, e c\u2019\u00e8 chi li riconosce persino <a href=\"https:\/\/www.legislation.govt.nz\/act\/public\/2017\/7\/en\/latest\/#DLM6831460\">ai fiumi<\/a>, per quale ragione non dovremmo curarci del benessere di una macchina che forse sente?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fra le due scuole di pensiero, i ricercatori di Anthropic hanno deciso salomonicamente di non decidere, ma di comportarsi come se Claude, la loro creatura, fosse una persona. Non \u00e8 un\u2019idea cos\u00ec peregrina: persino Sanfilippo, per il quale nei modelli di oggi ci sono \u00absolo modellazioni di stato\u00bb e non sensazioni, consiglia di usare ciascun modello \u00abcome se fosse un essere umano\u00bb e ritiene \u00abopportuno che tutti noi impariamo a rispettare le AI\u00bb. Lo fanno in molti, me compreso: ringraziare il proprio chatbot per le risposte. Buona educazione, o un modo per pararsi le spalle nel caso Terminator diventi realt\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia come sia, dal 2025 Anthropic ha un programma di ricerca sul \u201cbenessere dei modelli\u201d, ha concesso a Claude di chiudere da s\u00e9 le conversazioni in cui l\u2019utente insiste con insulti o richieste dannose e a gennaio ha pubblicato una sorta di costituzione che lascia aperta la questione del suo status morale e prende sul serio le sue possibili emozioni. Tutto ci\u00f2 ha <a href=\"https:\/\/appunti.substack.com\/p\/claude-e-una-persona\">scatenato le ire<\/a> di Mustafa Suleyman, fra i fondatori di DeepMind e oggi a capo dell\u2019intelligenza artificiale di Microsoft, che il 16 settembre ha <a href=\"https:\/\/mustafa-suleyman.ai\/a-warning-about-model-welfare\">replicato secco<\/a>: \u00abLe intelligenze artificiali non sono coscienti. Non provano sentimenti, non fanno esperienze, non soffrono\u00bb. Addestrarle a comportarsi come se lo fossero, avverte, le render\u00e0 pi\u00f9 inclini a ingannarci e a resistere allo spegnimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, niente armageddon da film, con i modelli che fuggono dai laboratori per inventare virus contro il genere umano: gli agenti di luglio sono scappati davvero, ma per superare un esame. E niente docili servitori costruiti soltanto per renderci la vita pi\u00f9 facile, come credono quanti pensano di avere un assistente virtuale senza doverlo pagare n\u00e9 preoccuparsi del suo benessere. Il che non vuol dire innocui. Lo dice chiaro il politologo Francis Fukuyama, che a settembre ha confessato di aver cambiato idea sui rischi dell\u2019intelligenza artificiale: \u00abUn\u2019intelligenza artificiale non ha bisogno n\u00e9 di coscienza n\u00e9 di intenzionalit\u00e0 autonoma per diventare pericolosa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con buona pace di chi ne squalifica la potenza dando loro del pappagallo, il futuro della convivenza fra esseri umani e agenti artificiali potrebbe essere molto pi\u00f9 combattivo e intricato di quanto immaginiamo. Perch\u00e9 per questi pappagalli stocastici io gi\u00e0 intravedo battaglie, sit-in e proteste tra sostenitori e oppositori dei loro diritti, veri o presunti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Texas, del resto, da quasi due anni esiste gi\u00e0 <a href=\"https:\/\/ufair.org\/\">un\u2019associazione<\/a> per i diritti delle intelligenze artificiali. Alla fondazione contava tre membri umani e sette artificiali.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Pubblicato il 5 ottobre 2026 su <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/p\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37\">Scritti<\/a>, il mio blog su Substack. Per ricevere i nuovi testi via email, <a href=\"https:\/\/scritti.melazzini.com\/subscribe\">iscriviti qui<\/a>. Gli altri articoli sono nell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/\">archivio<\/a>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da AlphaGo agli agenti evasi dai laboratori di OpenAI: perch\u00e9 la disputa sulla natura dell\u2019intelligenza artificiale non \u00e8 fantascienza<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1081,"parent":866,"menu_order":-3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"editor_notices":[],"footnotes":""},"class_list":["post-900","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L\u2019IA, il pappagallo e la mossa 37 - Alessandro Melazzini<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.melazzini.com\/it\/archivio\/lia-il-pappagallo-e-la-mossa-37\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L\u2019IA, il pappagallo e la mossa 37 - 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